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martedì 3 aprile 2012

Despotato d'Epiro, Introduzione

Despotato d'Epiro (1204-1449)
Formalmente il Despotato d'Epiro nasce soltanto nel 1248 quando Michele II fu riconosciuto ed investito del titolo di despota  dall'imperatore niceno Giovanni III Ducas Vatatze e termina con la morte di Carlo I Tocco (1449) che fu l'ultimo a ricevere l'investitura da un imperatore bizantino - nella fattispecie Manuele II Paleologo - l'unico che potesse legittimamente conferirla.

La regione dell'Epiro, governata da Michele I, corrispondeva alla vecchia provincia di Nicopoli.
Dopo la caduta di Costantinopoli, nel 1204, i cittadini bizantini cercavano di radunarsi in alcune regioni per meglio difendersi dai Latini. Michele I vide quindi spalancarsi una porta per il dominio nella zona. Prendendo con sé dei soldati a lui fedeli, difese dai Latini l'Epiro; vedendo ciò i cittadini bizantini, sia della Tessaglia che del Peloponneso, si posero sotto il suo protettorato. Michele I stabilì la sua capitale ad Arta.

Despoti d'Epiro


Armi dei Ducas


1. Michele I Ducas (1204-1215): Michele I chiese al vecchio patriarca di Costantinopoli, Giovanni Camatero, di essere riconosciuto come Imperatore Bizantino, ma tale riconoscimento non fu concesso: ad essere riconosciuto come imperatore di Bisanzio fu invece Teodoro I Lascaris di Nicea.
In conseguenza di questo succedersi di eventi Michele I decise di sottomettersi alla Chiesa cattolica.
Enrico di Fiandra domandò a Michele I fedeltà all' Impero latino, una fedeltà che ottenne attraverso il matrimonio della figlia di Michele I con suo figlio Eustachio (le nozze avvennero nel 1209).
In realtà, Michele I non prestò poi molta fede a questa alleanza, confidando nella sua capacità di muoversi con sicurezza fra le impervie montagne, presupponendo che esse avrebbero fermato tutti i Latini con cui fosse venuto a conflitto.
Nel frattempo i parenti di Bonifacio fecero rivendicazioni sull'Epiro e Michele I, nel 1210, strinse un'alleanza con i Veneziani per attaccare l'Impero di Tessalonica in mano alla casata di Bonifacio. Michele I si dimostrò disumano coi suoi prigionieri, arrivando a crocifiggere alcuni preti latini. Per tutta risposta, Papa Innocenzo III lo scomunicò. Enrico di Fiandra tornò in città in quell'anno e costrinse Michele I ad una nuova alleanza, sia pure solo nominale.
Il despota si dedicò invece a catturare altre città strategiche che erano in mano latina, come Larissa, Durazzo e Ocrida, e ad assicurarsi il controllo della via Egnatia per Costantinopoli. Prese inoltre controllo dei porti sul golfo di Corinto.
Michele I non fu tuttavia mai investito ufficialmente del titolo di despota d'Epiro, né mai aggiunse al suo cognome quello degli Angeli, come faranno storici greci più tardi.
Nel 1214 strappò Corfù ai Veneziani, ma fu ucciso l'anno seguente dal fratellastro Teodoro, che gli succedette al trono.

Espansione del Despotato d'Epiro tra il 1205 e il 1230


2. Teodoro I Ducas (1215-1230): per ottenere il potere uccise il fratellastro Michele I Ducas.
Nel 1217 catturò Pietro di Courtenay – appena incoronato dal papa imperatore latino di Costantinopoli - mentre, sbarcato a Durazzo, cercava di raggiungere con il suo seguito la città e, molto probabilmente (ma la cosa non è certa), lo fece uccidere.
Nel 1224, dopo un lungo assedio, entrò a Tessalonica annettendola al despotato. Nello stesso anno si fece incoronare imperatore dall'arcivescovo di Ocrida Demetrio Comaziano. Dopo quello niceno, nasceva un secondo impero bizantino in esilio.
Alla morte di Roberto di Courteney (1228) – imperatore latino di Costantinopoli - i baroni di Costantinopoli considerarono lo Tsar bulgaro Ivan Asen II come possibile candidato per la reggenza e la tutela di Baldovino II, ancora infante. Teodoro allora pensò che la Bulgaria fosse l'unico ostacolo per impadronirsi di Costantinopoli, la cui conquista gli avrebbe garantito l'incoronazione a Basileus dei bizantini, e così all'inizio del marzo del 1230 egli invase la Bulgaria con un grande esercito, senza tuttavia dichiarare ufficialmente guerra.
Nonostante la superiorità numerica fu clamorosamente sconfitto dallo Tsar bulgaro nella battaglia di Klokotnica (9 marzo 1230), catturato insieme alla sua corte e fatto accecare.
Nel 1237 fu rilasciato e gli fu consentito di regnare insieme al fratello Manuele come vassallo su Tessalonica. Teodoro fece espellere Manuele e nominò suo figlio Giovanni imperatore.

L'espansione dell'Impero bulgaro a scapito del despotato d'Epiro dopo la sconfitta di Klokotnica (1230)
 
Nel 1246, Tessalonica rientrò sotto il pieno controllo dell'impero niceno e Teodoro si ritirò nel castello di Vodena, nella Macedonia occidentale, dove correva il confine tra l'impero niceno e il despotato d'Epiro.
Nel 1251 fu definitivamente rimosso dall'imperatore niceno Giovanni III Vatatzes e finì i suoi giorni prigioniero in Asia Minore.


3. Michele II Ducas (1230-1267): Figlio illegittimo di Michele I e nipote di Teodoro I a cui subentrò dopo la sconfitta di Klokotnica.
Sposò, poco dopo essere divenuto despota, Teodora Petraliphaina da cui ebbe cinque figli*.
Nel 1246 nel tentativo di contrastare l'impero niceno si alleò con i latini ma nel 1248 l'imperatore niceno Giovanni III Ducas Vatatze costrinse Michele a riconoscerlo come imperatore bizantino ed in cambio lo riconobbe despota d'Epiro.
Nel 1247 fu attaccato da Manfredi, figlio di Federico II di Sicilia, che occupò rapidamente Valona e Kanina e altre città della costa oltre che porre l'assedio alla piazzaforte di Corfù. Michele II gli diede in sposa la figlia Elena (il matrimonio fu celebrato il 2 giugno 1259 nel castello di Trani) che portò in dote i territori che aveva conquistato sancendo un'alleanza con i normanni che proseguirà fino alla fine del despotato.

Incoronazione di Manfredi di Sicilia (10 agosto 1258)
da un'edizione miniata della Nova Cronica di Giovanni Villani (Codice Chigi), XIV secolo
Biblioteca Apostolica Vaticana

Contemporaneamente diede in sposa la sua seconda figlia Anna a Guglielmo II di Villerdhouin, principe d'Acaia.
Nel 1259, le forze epirote, franche e siciliane furono sbaragliate da quelle dell'impero niceno nella battaglia di Pelagonia. Sull'onda di questa vittoria, il generale niceno Alessio Strategopulo penetrò nel territorio epirota espugnando Arta e tenendola per qualche mese. Nel 1260 Michele II, che aveva trovato asilo presso gli Orsini a Cefalonia, sbarcò nuovamente in continente insieme al figlio Niceforo e, alla testa di un esercito rinforzato dai mercenari siciliani messi a disposizione da Manfredi, riconquistò quasi tutto il territorio perduto, sconfiggendo definitivamente il generale niceno nella battaglia di Trikorfon nei pressi di Naupaktos (Lepanto). Solo nel 1264 Michele VIII Paleologo, rientrato in possesso di Costantinopoli, riuscì ad ottenere da Michele II un atto di sottomissione formale. Nel 1265 Niceforo, il maggiore dei figli di Michele II, sposò Anna Cantacuzena, nipote dell'imperatore, e ricevette da questi il rango ufficiale di despota d'Epiro. Michele II morì tra il settembre del 1267 e l'agosto del 1268.

* Michele II ebbe altri due figli illegittimi dalla sua amante di nome Gaggrini, il maggiore dei quali, dopo la sua morte, governò la Tessaglia e la Grecia centrale fino al 1289 con il nome di Giovanni I Ducas Comneno. Nel 1271 fu anche insignito del titolo di sebastokrator dall'imperatore Michele VIII Paleologo.


4. Niceforo I Ducas (1267-1296): succedette al padre Michele II Ducas, dopo la sua morte.
Il basileus Michele VIII Paleologo non tentò di annettere direttamente il despotato, ma permise a Niceforo di succedere e trattare con Carlo I d'Angiò, re di Napoli, che prese Durazzo nello stesso anno.
Sposò in prime nozze Maria Lascaris, figlia dell'imperatore niceno Teodoro II Lascaris dalla quale ebbe una figlia, Maria Ducas, che sposò il conte Giovanni I Orsini di Cefalonia (1304-1317) i cui figli Niccolò Orsini e Giovanni II Orsini diverranno despoti dell'Epiro.
In seconde nozze sposò Anna Cantacuzena, figlia di Giovanni Cantacuzeno e Irene (Eulogia), la sorella preferita di Michele VIII, quindi era nipote dell'imperatore bizantino, dalla quale ebbe:
- Thamar Angela Comnena Ducas, andata sposa a Filippo I di Taranto;
- Tommaso I Ducas, che gli succedette come despota dell'Epiro.

Nel 1266, Carlo d'Angiò sconfisse Manfredi nella battaglia di Benevento, in cui questi cadde combattendo, divenendo effettivamente re di Napoli e di Sicilia. Carlo d'Angiò fece rinchiudere Elena, vedova di Manfredi e sorella di Niceforo I, nel castello di Nocera inferiore e rivendicò le terre d'oltremare che ella aveva portato in dote. Già dal 1267 un governatore angioino era stato insediato a Corfù anche se solo nel 1272 l'isola potrà dirsi effettivamente sotto il loro pieno controllo.
Dopo il Concilio di Lione (1274) che aveva sancito l'Unione tra le due chiese, Niceforo I si erse a campione dell'ortodossia accogliendo nelle sue terre quanti vi si opponevano e venivano perseguitati da Michele VIII.
Nel 1277 l'imperatore, portò dalla sua parte Demetrio, il fratello minore di Niceforo, che in omaggio al padre aveva cominciato a farsi chiamare Michele. Demetrio-Michele raggiunse Costantinopoli e sposò Anna, figlia dell'imperatore e venne insignito del titolo di despota d'Epiro.
Nel 1279 Niceforo I si dichiarò vassallo di Carlo d'Angiò mentre sua sorella Anna, rimasta vedova di Guglielmo II di Villerdhouin ed essendo alla morte di questi il Principato d'Acaia passato sotto il diretto controllo angioino, sposò Nicola di St. Homer che ne era stato nominato bailo.
Nel 1280, Ugo di Sully, vicario di Carlo d'Angiò per i suoi possedimenti d'Epiro ed Albania attaccò la fortezza di Berat, porta d'accesso alla Macedonia, l'imperatore inviò un corpo di spedizione al comando di Michele Tarchaniote al cui seguito fu aggregato Demetrio-Michele. Tarchaniote sconfisse gli angioini sotto le mura di Berat, catturò Ugo di Sully che fu portato in catene a Costantinopoli e occupò i possedimenti angioini in terraferma.
Nel 1282 la rivolta dei Vespri siciliani pose fine al sogno di Carlo d'Angiò di restaurare l'impero latino di Costantinopoli. Nel dicembre dello stesso anno morì Michele VIII e uno dei primi atti di governo del suo successore, Andronico II, fu il ripudio dell'unione di Lione. Questo impedì al Despota d'Epiro di continure a presentarsi come campione dell'ortodossia e determinò un riavvicinamento del Despotato al governo centrale mediato da Anna Cantacuzena, moglie di Niceforo I e cugina di Andronico II.
Nel 1292, Andronico decise di ridurre il Despotato ribelle a più miti consigli e lanciò un attacco lungo due direttrici: una terrestre, che investì Giannina e una navale sostenuta da quattro o sei navi da guerra genovesi che, salpando da Cefalonia, penetrò nel golfo di Arta puntando sulla capitale del Despotato. Il comando delle operazioni fu molto probabilmente affidato nuovamente al protostrator Michele Glabas Tarchaniote.
Niceforo chiese aiuto a Florent di Hainault, principe d'Acaia, la cui moglie Isabella (Zampea) era una sua nipote e al conte Riccardo Orsini di Cefalonia, che inviarono rinforzi ad Arta dietro pagamento del soldo. Mentre si apprestavano a soccorrere Giannina, Tarchaniote levò l'assedio ritirandosi sulle montagne. Il corpo di spedizione greco-genovese che nel frattempo aveva preso terra nei pressi del porto di S.Nicola, saputo della ritirata di Tarchaniote, si ritirò a sua volta.
Riccardo Orsini, fatto ritorno a Cefalonia, non rilasciò Maria, la figlia del Despota che aveva richiesto in ostaggio a garanzia del rispetto degli accordi, ma ne organizzò il matrimonio con il proprio figlio Giovanni.
Nel 1294, Thamar, l'altra figlia di Niceforo andò in sposa a Filippo di Taranto – figlio di Carlo II d'Angiò – che nello stesso anno fu investito dal padre di autorità feudale su tutti i possedimenti greci degli angioini.


5. Tommaso I Ducas (1296-1318). Nel 1296 Niceforo I morì e il piccolo Tommaso, appena undicenne, ereditò il titolo di Despota sotto la reggenza della madre Anna Cantacuzena.
Nel 1303 morirono Costantino e Teodoro, che avevano governato la Tessaglia come sebastokrator. Costantino lasciò un erede - Giovanni – ma nessuna vedova che potesse assumere la reggenza. Prima di morire questa fu affidata a suo cugino, Guido II de La Roche, duca di Atene.
Gli epiroti decisero che era giunto il momento di vendicarsi delle aggressioni subite in precedenza e di coprire il fianco orientale del Despotato ed assediarono il castello di Phanarion a sud di Trikkala.
Guido II chiese aiuto al Maresciallo d'Acaia, Nicola III di St.Homer ed insieme marciarono su Giannina dove ritenevano si trovassero Anna ed il suo esercito.
Anna inviò loro dei messaggi, sostenendo di essere stata tenuta all'oscuro dell'attacco a Phanarion ed offrendosi di restituire il castello e di pagare un cospicuo indennizzo. La pace fu quindi ristabilita.
Nel 1304, di fronte al rifiuto di Anna di rispettare il patto feudale sottoscritto con il contratto nuziale di Thamar, Carlo II ordinò a Filippo di Savoia, principe d'Acaia e a Giovanni Orsini, conte di Cefalonia di invadere il Despotato. Le loro forze congiunte marciarono su Arta e cinsero d'assedio la fortezza dove il giovane despota Tommaso si era asserragliato con la guarnigione.
Nel tentativo di prendere il castello di Rogoi, le truppe latine caddero in un'imboscata subendo gravi perdite e di lì a poco abbandonarono l'assedio.
Nel giugno del 1306 Filippo di Savoia fu rimosso dal feudo d'Acaia e Filippo di Taranto ne prese il controllo diretto.
Nel 1307 Tommaso I sposa Anna Paleologina, figlia di Michele IX e nipote di Andronico II.
Nel 1315 fu nominato governatore militare della provincia macedone bizantina che includeva l'enclave di Berat, Syrgiannes Philantropeno Paleologo, che nel corso dello stesso anno attaccò e devastò Arta. Tommaso reagì imprigionando la moglie Anna, nipote dell'imperatore. I veneziani, ansiosi di mantenere buoni rapporti con Costantinopoli, pagarono il suo riscatto.
Nel 1317 morì molto probabilmente la madre Anna Cantacuzena. Nello stesso anno Nicola Orsini successe al padre Giovanni come conte di Cefalonia.
Tommaso fu da questi assassinato nel 1318.


Armi degli Apostolico Orsini di Cefalonia

Riccardo I Orsini (1165-1197) è il capostipite degli Orsini d'Oriente. Fu detto Apostolico  perché parente dei cardinali Giordano Orsini e Giacinto Orsini (futuro papa Celestino III), che furono legati apostolici in Germania.  Dal 1185 fu conte palatino di Cefalonia e Zante, grazie alla dote portata dalla moglie, la figlia dell'ammiraglio Margarito da Brindisi, comandante della flotta normanna del Regno di Sicilia sotto Guglielmo II (1166-1189) e Tancredi (1189–1194).  Lo stemma della famiglia mostrava gli stessi simboli (la rosa e l'anguilla) di quello degli Orsini romani, con l'aggiunta di una bandiera con la mezzaluna (Orsini d'Oriente) e di un cappello apostolico (tiara papale) in ricordo della discendenza da papa Celestino III Orsini. L'aquila bicipite, che abbraccia l'emblema qui riprodotto, ricorda l'imparentamento con le famiglie imperiali degli Angeli e dei Ducas Comneno.


Armi degli Apostolico Orsini, Portale della tenuta di Materdomini
Arnesano (Lecce), metà XIX secolo


6. Nicola I Orsini (1318-1323). I motivi che lo indussero ad assassinare lo zio furono in parte di ordine familiare ed in parte di ordine politico. Il despota Tommaso si rifiutava infatti ostinatamente di riconoscere i diritti degli Orsini sui territori epiroti che avevano fatto parte della dote della sorellastra Maria Ducas, madre di Nicola. Allo stesso tempo il conte notava come si fosse creato nella Grecia continentale un vuoto di potere (non esisteva più ad esempio alcun effettivo Principe d'Acaia di cui il conte era formalmente vassallo).
Per legittimare la sua posizione sposò Anna Paleologina, la vedova di Tommaso ed abbracciò la fede ortodossa. La città di Giannina nondimeno si ribellò e dichiarò la sua fedeltà all'Impero.
Alla fine del 1318, l'imperatore riconobbe l'Orsini come despota d'Epiro, ma questi dovette accettare il fatto che il suo territorio si limitava ad Arta e all'Epiro meridionale.
Nel 1320 morì Anna e dopo poco sua padre Michele IX e nell'impero si scatenò la guerra civile tra Andronico II e suo nipote Andronico III. Nicola, non più legato all'Impero dal vincolo del matrimonio, si decise ad agire ed attaccò le regioni settentrionali sotto controllo del governo centrale. I veneziani inviarono una flotta al comando di Giovanni Michiel mentre il Despota concentrava il grosso delle sue forze su Giannina, ma entrambe le città resistettero.

7. Giovanni II Orsini (1323-1337). Nel 1323 assassinò il fratello e s'insediò al suo posto. Giovanni propose agli abitanti di Giannina di accettare la sua autorità come governatore in nome dell'Impero ed essi accettarono. Andronico II riconobbe il nuovo regime e autorizzò Giovanni a governare in suo nome il despotato riunificato. Abbracciò come suo fratello la fede ortodossa e sposò Anna Paleologina, la figlia del protovestiarios Andronico Paleologo, che era figlio di quel Demetrio-Michele che era riparato a Costantinopoli nel 1278. Nel 1326 Andronico Paleologo era governatore della provincia di Berat per conto di Andronico II.
Nel gennaio del 1328 Andronico III entrò a Tessalonica e nel giugno dello stesso anno Andronico II abdicò e Andronico III entrò come imperatore a Costantinopoli. Syrgiannes Philantropeno Paleologo fu nominato governatore di Tessalonica e comandante delle regioni occidentali al posto del suocero di Giovanni che era comunque deceduto. Andronico III conferì a Giovanni – che aggiunse al suo cognome quello di Comneno Angelo e di Ducas - il titolo di despota e Giannina fu reintegrata a tutti gli effetti nei domini del despotato.
Nel 1331, Gualtiero VI di Brienne, conte di Lecce e titolare del ducato d'Atene, prese il comando di una spedizione, sostenuta dal suocero Filippo di Taranto – ne aveva infatti sposato la figlia Beatrice, la cui madre era Thamar d'Epiro – volta a riprendere il ducato alla compagnia catalana. In cambio del suo appoggio, il suocero chiese che per prima cosa il despota d'Epiro, che era ancora legato a lui dal patto di vassallaggio, riconoscesse la sovranità del re di Napoli sulle sue terre. Non è chiaro se Gualtiero espugnò Arta o semplicemente la cinse d'assedio, Giovanni Orsini riconobbe comunque il re di Napoli Roberto come proprio signore (cfr. anche scheda La contea di Lecce e la casa di Brienne).
Nel 1337 per ragioni non del tutto chiare Giovanni II Orsini fu avvelenato dalla moglie Anna, i cui due figli Niceforo, non ancora dodicenne e Thomais, ancora più giovane, erano gli ultimi eredi legittimi del despotato.

8. Niceforo II Orsini (1337- 1338). Nel I338 Andronico III si recò a Berat alla testa di un esercito per sedare la rivolta della popolazione albanese. Era il primo imperatore a recarsi nelle provincie occidentali dai tempi di Manuele Comneno (1143-1180). Sconfitte le bande albanesi rivolse la propria attenzione all'Epiro. Anna e i suoi figli avrebbero dovuto lasciare l'Epiro e ritirarsi a vita privata ricevendo un congruo appannaggio e la regione sarebbe tornata sotto il controllo diretto dell'Impero. Niceforo avrebbe sposato Maria, la più grande delle figlie di Giovanni Cantacuzeno. Alla vigilia della partenza del seguito imperiale per Tessalonica, con un colpo di mano la fazione epirota anti-bizantina fece scomparire Niceforo. L'imperatore nominò Teodoro Synadenos governatore della regione (strategos) e partì per Tessalonica dove lasciò la basilissa Anna.
Niceforo raggiunse invece, probabilmente a Clarenza, la corte di Caterina di Valois, vedova di Filippo di Taranto, che era ancora la reggente del principato d'Acaia e delle altre colonie angioine in Grecia.

9. Restaurazione bizantina (1338-1348).
Nel frattempo la fazione anti-bizantina prese le armi e, al comando di Niceforo Basilitzes e Alessio Kabasilas, barone di Corfù, s'impadronirono di Arta, del castello di Rogoi e di parte dell'Epiro meridionale, catturando il governatore Synadenos.
Nel 1339 Niceforo II, con il sostegno di una piccola flotta fornitagli da Caterina ed al comando di Loizio Caracciolo sbarcò a Thomokastron dove pose il quartier generale della rivolta.
Nella primavera del 1340 Andronico III tornò in Epiro alla testa di un esercito che divise in tre contingenti per assediare Arta, Rogoi e Thomokastron, senza grandi risultati fuorchè quello di ottenere il rilascio di Synadenos. Successivamente, blandito dalle promesse di Cantacuzeno, Alessio Kabasilas accettò di arrendersi e di passare sul fronte imperiale consegnando la fortezza di Rogoi. Poco dopo anche Basilitzes prese la stessa decisione consegnando la rocca di Arta. Alla fine anche Niceforo II decise di arrendersi e fu trattato dall'imperatore con tutti gli onori e condotto a Tessalonica.
Nel 1341, alla morte di Andronico III, scoppiò la guerra civile tra i sostenitori di Giovanni Cantacuzeno – fattosi proclamare imperatore con il nome di Giovanni VI - e quelli di Giovanni V, il figlio di Andronico, che governava sotto la reggenza della madre Anna di Savoia.
Giovanni Angelo, che era stato nominato governatore di Arta l'anno precedente, abbandonò il Despotato per unirsi a Cantacuzeno in Tracia mentre Tessalonica veniva posta sotto assedio dai sostenitori di quest'ultimo. La basilissa Anna approfittò della circostanza per evadere dall'esilio e ritornare ad Arta.
Nel 1342 furono celebrate, probabilmente a Didymotheicon in Tracia, le nozze tra Niceforo II Orsini e Maria, la figlia di Cantacuzeno. Evidentemente Cantacuzeno pensava d'insidiarlo in futuro come governarore dell'Epiro.
Giovanni Angelo, posto da Cantacuzeno al comando della Tessaglia, attaccò l'Epiro facendo prigioniera la basilissa Anna.

10. L'occupazione serba (1348-1356).
Nel 1346 le truppe serbe di Stefano Dusan, che nello stesso anno si fece incoronare “imperatore dei Serbi e dei Romei”, investirono i possedimenti bizantini della Grecia settentrionale. Sul finire del 1348 l'intero Epiro era stato conquistato e Stefano Dusan lo assegnò al suo fratellastro Simeone Uros a cui conferì il titolo di despota. Simeone prese in sposa Thomais, la figlia della basilissa Anna e di Giovanni II Orsini.
Nel dicembre del 1354 Giovanni VI Cantacuzeno fu costretto ad abdicare e a farsi monaco. Esattamente un anno dopo morì Stefan Dusan e Simeone lasciò l'Epiro per partecipare alla lotta per la successione.
Nel 1356, Niceforo II, ruppe gli indugi e salpò con una piccola flotta dal suo possedimento di Ainos nell'Ellesponto, che gli era stato assegnato dal suocero Giovanni VI, e sbarcò in Tessaglia dove i greci locali accorsero sotto le sue bandiere. Mentre Niceforo veniva accolto favorevolmente anche dagli epiroti il comandante della sua flottiglia si ammutinò, fece ritorno a Ainos impadronendosene e uccidendo i sostenitori di Niceforo. La moglie Maria riuscì a fuggire e a raggiungerlo in Epiro.

11. Niceforo II Orsini (1356-1359). Niceforo ebbe però l'idea di ripudiare la moglie Maria e di mandarla in esilio per imparentarsi con la dinastia serba. Questo fece rapidamente calare la sua popolarità, in particolare gli albanesi d'Epiro dichiararono la loro lealtà alla figlia di Cantacuzeno e che avrebbero preso le armi contro di lui se non l'avesse richiamata. Niceforo, forse rendendosi conto dell'errore commesso, richiamò la sua legittima sposa ma contemporaneamente attaccò i ribelli albanesi. Nella primavera del 1359, prima ancora di essere raggiunto da Maria, il suo esercito fu completamente sbaragliato dagli albanesi guidati da Pjeter Losha e Gjin Bua Shpata nella battaglia di Ancheloos in cui egli stesso trovò la morte. Con lui scomparve l'ultimo erede della dinastia che aveva creato il despotato (non è infatti certo che un certo Antonio Cantacuzeno fattosi monaco alle Meteore sia realmente suo figlio).

12. Il despotato albanese di Arta e quello serbo di Giannina (1359-1384). Quando fu raggiunto dalla notizia della morte di Niceforo, Simeone Uros, aveva appena lasciato Kastorìa alla testa di 4-5.000 uomini dirigendosi sulla Serbia. Cambiò i suoi piani e si diresse invece verso la Tessaglia, dove fu ben accolto. Si fece proclamare imperatore dei Greci e della Serbia, mirando a governare come imperatore le stesse regioni che aveva governato come despota in nome di Stefano Dusen. Non sentendosi però in grado di espellere gli albanesi dall'Epiro, conferì a Pjeter Losha il titolo di despota di Arta e a Gjin Shpata quello di despota di Ancheloos e Angelokastro, sancendo una situazione di fatto. Nel 1374, alla morte di Losha, Spata riunì entrambe le regioni sotto il suo controllo.
La città di Giannina e la regione circostante si rifiutarono però di sottomettersi ad un Signore albanese e Simeone Uros fu ben lieto d'insediarvi come despota suo genero Tommaso Preljubovic (1367). Il despotato di Giannina fu perennemente minacciato da quello di Arta ma Tommaso fu in grado di contenerne la pressione, seppur istaurando sul fronte interno un vero e proprio regime di terrore.
Nel 1377 Maddalena Buondelmonti, la vedova di Leonardo Tocco, conte di Cefalonia, chiese aiuto agli Ospedalieri per difendere i suoi possedimenti di Vonitsa e Leukas (Santa Maura), lo stesso Gran Maestro Juan Fernandez de Heredia guidò la spedizione ma fu egli stesso preso prigioniero dagli albanesi che lo rilasciarono dopo il versamento di un ingente riscatto. Vonitsa rimase comunque l'ultimo possedimento angioino in terraferma.
Nel 1382 Tommaso inviò un'ambasceria a Manuele II a Tessalonica in cui lo riconosceva come suo Signore, in cambio l'imperatore lo nominò despota di Giannina.
La notte del 23 dicembre 1384 il despota Tommaso fu assassinato dalla sua guardia del corpo ed il popolo riunito nella cattedrale acclamò come propria naturale sovrana Maria Angelina, la figlia di Simeone Uros e Thamais Orsini, la sposa che egli aveva tanto disprezzato in vita (cfr. L'icona dell'Incredulità di Tommaso, Monastero della Trasfigurazione, Meteora) .


Armi dei Buondelmonti


13.Esaù Buondelmonti (1385-1411). La basilissa Maria Angelina chiese il sostegno del fratello, l'imperatore monaco Joasaph Uros, che stabilì dovesse risposarsi. La scelta cadde su Esaù Buondelmonti, il fratello di Maddalena Buondelmonti che in quel momento era la reggente della contea di Cefalonia per conto di suo figlio Carlo Tocco. Esaù fece il suo ingresso a Giannina il 31 gennaio 1385 e fu acclamato come il nuovo despota. Secondo una versione (cfr. Laonikos Chalkokondyles), Esaù e Maria Angelina erano stati amanti ed avevano preso parte alla congiura che aveva eliminato il despota Tommaso.
Sul finire dello stesso anno, Esaù ricevette l'investitura ufficiale a despota da Giovanni V.
La caduta di Tessalonica (1387) e la vittoria turca sugli albanesi nella battaglia di Kossovo (1389) isolarono di fatto l'Epiro dai cristiani d'oriente e, non ricevendo sostegno dagli italiani – in particolare dalla Serenissima – il despota fu costretto a ricorrere all'aiuto ottomano per fronteggiare le continue aggressioni albanesi, divenendone vassallo.
Nel 1394 morì la basilissa Maria Angelina. Nel gennaio del 1396, il despota sposò Irene, la figlia maggiore di Gjin Shpata, con l'intento di porre fine alle continue aggressioni albanesi.
Ma la minaccia venne dal clan dei Zenevesi, il cui signore, Gjin Zenevesi era insediato ad Argirocastro, Makasi e Strovilo.
Nel 1399 Esaù marciò su Argirocastro ma Zenevesi, molto più abile e capace nell'arte della guerra, contromanovrò ed in seguito con un'abile imboscata nella valle settentrionale della Drina, riuscì, anche se dopo accanita lotta, a far prigioniero il despota. Grazie all'intervento degli Acciaiuoli – sua madre era infatti Lapa Acciaiuoli, sorella del Gran Siniscalco del regno di Napoli Niccolò Acciaiuoli  – e alla mediazione veneziana, Esaù fu liberato dietro il pagamento di un cospicuo riscatto e rientrò a Giannina.

Il 29 ottobre dello stesso anno morì Gjin Shpata senza lasciare eredi maschi ed il despotato albanese di Arta si frantumò in una dissennata lotta per la successione al termine della quale Muriki Shpata, figlio del primo matrimonio di Irene* e nipote di Gjin Shpata, s'insediò ad Arta.
Carlo I Tocco, conte di Cefalonia, decise di approfittare della situazione ed attaccò decisamente strappando agli albanesi molte piazzaforti dell'Akarnania nell'Epiro meridionale tra il 1401 e il 1405, tra cui Anatoliko, Dragameston e Katochi.


Il 6 febbraio 1411 Esaù morì. Nel 1402 aveva divorziato da Irene e sposato Eudocia Balsic - la sorella di un signorotto locale che governava, come vassallo ottomano, un piccolo territorio compreso tra i fiumi Bojana e Drina nell'Albania settentrionale - che gli aveva dato un figlio di nome Giorgio. La basilissa prese quindi il potere come reggente ma non appena si sparse la notizia che stava effettuando dei sondaggi per sposare un serbo fu deposta ed esiliata insieme al figlio e trovò accoglienza presso la corte di Gjin Zenevesi (secondo la Cronaca dei Tocco questo avvenne appena venti giorni dopo la morte di Esaù).
Le autorità di Giannina offrirono il despotato a Carlo I Tocco che accettò e s'insediò in città il primo di aprile.
 
Armi dei Tocco di Cefalonia
 
 * Irene Shpata, la primogenita del despota di Arta Gjin Shpata, si sposò tre volte. La prima con un altro membro del clan Shpata di cui non si conosce il nome e da cui ebbe i figli Muriki eYaqub; la seconda (prima del 1391) con il barone Marchesano che aveva dei possedimenti in Morea da cui ebbe i figli Carlo e Maddalena; la terza con Esaù Buondelmonti da cui non ebbe figli.

14. Carlo I Tocco (1411-1429). La minaccia rappresentata da Carlo Tocco, che oltre alle isole controllava adesso parte dell'Akarnania e la regione di Giannina, indusse i clan albanesi ad unirsi contro di lui.
Nel 1412 l'esercito, guidato da suo fratello Leonardo, fu gravemente sconfitto da Gjin Zenevesi nella battaglia di Kranea (verosimilmente l'attuale Krane in Albania, a sud di Mesopotamon).



Nel 1414 tuttavia, Leonardo Tocco, al comando della flotta e con il sostegno veneziano sconfisse in una battaglia navale al largo di Clarentza la flotta del principe d'Acaia Centurione Zaccaria che si era schierato con gli albanesi, costringendolo a firmare un trattato di pace. Nel frattempo l'attività diplomatica di Carlo, che intratteneva buoni rapporti con entrambi i contendenti al trono ottomano (Musa e Maometto I), garantiva ai Tocco la protezione turca.
Nello stesso anno morì Muriki Shpata che governava Arta. Il potere fu preso dalla madre Irene, la figlia di Gijon Shpata che era stata in terze nozze moglie poi ripudiata di Esaù Buondelmonti. Tramite la sua mediazione fu raggiunto un accordo tra i suoi due figli avuti dai suoi due primi matrimoni: Yaqub Shpata, fratello di Muriki, che aveva abbracciato la fede musulmana avrebbe governato Arta e Carlo Marchesano Rogoi.
Nel 1416 i fratelli Tocco attaccarono: Leonardo pose l'assedio a Rogoi mentre il comandante della fortezza di Vobliana riuscì ad attirare Yakub Shpata in una trappola.
Il primo ottobre Yakub Shpata fu catturato e messo a morte. Il 4 Carlo I Tocco entrava ad Arta mentre contemporaneamente si arrendeva la fortezza di Rogoi. Il despotato d'Epiro era nuovamente riunificato sotto Carlo I Tocco che l'anno precedente era stato conferito ufficialmente del titolo da Manuele II. Suo fratello Leonardo ricevette in feudo la città di Arta.

Yakub Shpata, ultimo despota albanese di Arta (1414-1416) 
 
Nel 1418 morì Gjin Zenevesi, che Carlo non era riuscito a convincere a cooperare con il Despotato contro il comune nemico turco, ed i suoi territori furono rapidamente occupati dagli ottomani.
Nello stesso anno morì Leonardo Tocco. Carlo dal suo matrimonio con Francesca Acciaiuoli non aveva avuto figli (ne aveva avuti invece 5 illegittimi dalla sua amante) ed adottò il figlio del fratello di nome Carlo come erede.
Nel 1421 Carlo intraprese un nuovo tentativo di impossessarsi della Morea, rioccupando Clarentza ed altre città della Morea nordoccidentale ma nel 1426 Giovanni VIII Paleologo assediò Clarentza ed in una battaglia al largo delle isole Echinadi sconfisse la flotta dei Tocco guidata da Turno, uno dei figli illegittimi del despota (1). I Tocco salvarono la faccia dando in sposa al fratello di Giovanni, il futuro imperatore Costantino XII la figlia di Leonardo,  Maddalena (che cambiò il suo nome in Teodora), e considerando tutti i loro possedimenti in Morea parte della sua dote. Il matrimonio fu celebrato il primo luglio del 1427 ma Maddalena morì solo due anni dopo pochi mesi prima dello stesso Carlo I Tocco.

15. Carlo II Tocco (1429-1448). Carlo I fu a tutti gli effetti l'ultimo despota d'Epiro. Carlo II non ricevette infatti mai l'investitura dall'unico che potesse darla, l'imperatore di Bisanzio.
La riunificazione politica del despotato si dissolse già nell'esecuzione delle volontà testamentarie di Carlo I. La basilissa Francesca Acciajouli ricevette l'isola di Leuka con il castello di santa Maura e la fortezza di Vonitsa in terraferma; Carlo II le isole di Zante, Cefalonia ed Itaca e le regioni di Arta e Giannina in terraferma, mentre i tre figli illeggittimi di Carlo I, Ercole, Memnone e Turno – che avevano duramente combattuto per il padre - si divisero le regioni meridionali (Aetolia e Akarnania) del despotato. Scontenti della divisione ereditaria nel marzo del 1430 i figli illegittimi di Carlo chiesero il sostegno del sultano Murad II contro il cugino Carlo. In maggio e giugno i turchi fecero due tentativi di attaccare Giannina, dove si trovava il despota, ma entrambe le volte le truppe a lui fedeli sbarrarono con successo i passi del Pindo. A questo punto Sinan pasha, il governatore ottomano per la Rumelia, ignorando il giovane Carlo trattò direttamente con le autorità ecclesiastiche, civili e militari di Giannina che, rassicurate dalle sue promesse e spaventate dalla sorte subita da Tessalonica – che era stata messa a ferro e fuoco dopo essersi rifiutata di arrendersi – il 9 ottobre 1430 gli consegnarono le chiavi della città. A Carlo fu concesso di rimanere Signore di Arta e delle isole dietro pagamento di un tributo e divenendo vassallo del sultano.
Spossessato di gran parte del suo territorio e sentendosi sempre più accerchiato, Carlo II si rivolse alla Serenissima di cui era ancora cittadino che gli promise appoggio e lo nominò nel 1433 membro onorario del Maggior Consiglio.
Sposò Raimondina di Ventimiglia, figlia di Giovanni di Gerace che era al servizio di Alfonso V d'Aragona. Morì il 30 settembre 1448. Gli successe ancora minorenne il suo primogenito Leonardo III Tocco ma nel marzo del 1449 le truppe ottomane presero anche Arta. Il Despotato d'Epiro cessava così di esistere.

Note:

(1) Mentre Giovanni VIII assediava Clarentza da terra e da mare, per soccorrere la città Carlo Tocco raccolse una flotta formata da navi provenienti dalle isole ioniche e dall'Epiro, a cui si unirono alcuni bastimenti marsigliesi, e ne affidò il comando al figlio Turno. Contro la flotta epirota l'imperatore inviò la flotta imperiale al comando di Demetrio Laskaris Leontaris. La flotta bizantina incrociò quella epirota al largo delle isole Echinadi, nel braccio di mare compreso tra Itaca e la costa, e riportò una vittoria schiacciante con l'affondamento di una buona metà della flotta nemica e la cattura di numerosi prigionieri. La battaglia delle Echinadi è ricordata come l'ultima vittoria della marina imperiale bizantina.







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