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lunedì 29 agosto 2016

Clarentza

Clarentza


Vi si accede per mezzo di un sentiero che parte dall'estremo limite occidentale dell'attuale cittadina di Killini.
Fondata da Guglielmo II Villerhardouin alla metà del XIII secolo sui resti dell'antica città di Killene, Clarentza divenne il porto più importante del Principato d'Acaia attraverso cui si svolgeva il commercio con l'Italia. E' quindi uno dei rari casi in cui i Latini fondarono in Morea una città ex novo.
Nel 1267 il principe d'Acaia Guglielmo II Villehardouin, su concessione del re di Francia Luigi IX, fondò a Clarentza una zecca che battè denari tornesi fino al 1353.
Nel 1278 passò sotto il controllo degli Angioni che impressero alla città un nuovo sviluppo.
Nel 1316 fu conquistata da Ferdinando di Majorca nel corso della guerra di successione che lo contrapponeva a Luigi di Borgogna.
Con la disgregazione del Principato agli inizi del XV secolo iniziò invece il suo declino.
Nel 1407 fu presa e messa a ferro e fuoco da Leonardo II Tocco.
Nel 1414 fu restaurata da Centurione Zaccaria, ultimo principe d'Acaia, per cadere nelle mani dell'avventuriero italiano Franco Oliverio che, alla testa di un centinaio di mercenari, se ne impadronì con un colpo di mano nel 1417-1418 e la tenne fino al 1421-22, quando la vendette al despota epirota Carlo I Tocco.
Assediata da Giovanni VIII Paleologo nel 1427, nel 1428 fu ceduta a Costantino Dragaze, allora despota di Morea, come dote di Maddalena Tocco, la nipote del despota epirota che gli fu data in sposa per sugellare la pace tra i due despotati.
Saccheggiata dai catalani nel 1430, Costantino Dragaze ne fece abbattere le mura nel 1431 per evitare una nuova cattura.
Nel 1432 divenne sede del despota Tommaso Paleologo.
Nel 1460 cadde nelle mani dei Turchi.


1. Chiesa di San Francesco
2. Porta di Andravida
3. Porta di Chlemoutsi
4. Cittadella

La città murata occupava un'area di forma irregolare larga all'incirca 450x350 m, a nord della quale, dove ora si trova una zona paludosa, si apriva il porto interno a ridosso del quale, all'esterno della cinta muraria, sorgeva il quartiere commerciale.
Le mura erano rinforzate da torri e bastioni a pianta quadrangolare nei punti più vulnerabili come gli angoli o le porte, in particolare il bastione settentrionale sul fronte del porto era a pianta pentagonale. Nelle mura si aprivano tre porte, quella del mare ancora non è stata bene individuata, quella orientale – detta anche Porta di Andravida – era rinforzata da una torre ed aveva un ponte in pietra che scavalcava il fossato esterno.

Porta di Andravida (2)

Il ponte che da accesso alla porta

L'ingresso sudorientale (Porta di Chlemoutsi) era costituito da una torre, l'imposta della volta che ne copriva il passaggio è ancora visibile nelle mura.

Porta di Chlemoutsi (3)

La cittadella (4): nell'angolo sudovest della cinta muraria – distrutta da Costantino Paleologo ed oggi segnalata solo da una cresta del terreno lungo la scarpa interna del fossato – un'altra cinta difensiva a forma di pi greco e rafforzata agli angoli da due torri quadrate circonvallava una piccola cittadella. Sull'angolo NO della cittadella si alzava un'altro massiccio torrione, successivamente collassato in mare.

I resti della torre NO franati sulla riva

L'ingresso si trovava in corrispondenza della torre SE ed era inquadrato da una cornice gotica.
Torre SE

La torre NE era a due piani, priva di ingresso al piano terreno e coperta da una volta emisferica

Torre NE

Il riutilizzo di spolia di stile occidentale ed un'iscrizione che mostra la data 1441-42 ne fanno risalire la costruzione al periodo in cui la città era sede del despota Tommaso Paleologo.
 
Chiesa di S.Francesco (1): dedicata a S.Francesco (*), si trova in prossimità dell'attuale ingresso al sito archeologico, e - come la chiesa di Santa Sofia ad Andravida - ospitava anche le assemblee dei nobili latini. Da quanto deducibile sulla base delle notizie riportate dalle fonti scritte, dovrebbe essere stata costruita intorno al 1260.


Presenta una pianta a navata unica (43x15 m.) che termina con un santuario a pianta rettangolare, fiancheggiato da due cappelle laterali. Come nelle chiese di Isova e Andravida soltanto il santuario era coperto da volte a crociera, sostenute da colonne disposte sugli angoli, mentre la nave era coperta da un tetto a capriate.
La chiesa era divisa in due da una parete trasversale, che probabilmente separava il clero dalla congregazione. Presenta due ingressi sui lati lunghi ed un monumentale portale gotico – chiuso in epoca successiva e di cui residua parte della mostra - sulla facciata occidentale. Fotografie scattate prima del 1940, quando le pareti della chiesa furono abbattute dai tedeschi, mostrano la presenza di ampie finestre gotiche (due delle quali sono attualmente visibili nel Museo di Chlemoutsi).

Aspetto attuale del santuario

La chiesa ospitava numerose sepolture, ad arcosolio lungo le pareti e ad altre a fossa che si aprivano sul pavimento. Le pareti erano interamente ricoperte almeno da due strati di affreschi.

La tomba da cui proviene l'affresco

Sopra la tomba inserita nello spessore della muratura di fronte alla cappella settentrionale, è stato recuperato un affresco raffigurante un santo militare a cavallo attualmente conservato nel Museo di Chlemoutsi.

Particolare dell'affresco recuperato

Il fatto che la tomba sia inserita nello spessore della muratura - quindi coeva alla costruzione della chiesa - ha fatto pensare che possa trattarsi della tomba del fondatore.

Sepoltura addossata all'esterno del fianco meridionale della chiesa

Dopo il collasso del monumento, al suo interno, nella parte occidentale, venne costruito un complesso di tre stanze mentre, in epoca recente, nel santuario venne costruita una cappella.

I tre ambienti ricavati all'interno della chiesa, a ridosso della facciata occidentale

Note:

(*) Il Ministro Provinciale francescano per la Romània risiedeva a Clarentza.






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