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lunedì 27 agosto 2012

Giannina

Giannina


Alì Pasha Tepeleni, il Leone di Giannina

Theophilus Richards, Alì Pasha, incisione, 1823
 
Alì Pasha riteneva di essere nato nel 1740, sotto il regno di Mahmud I, nel villaggio di Tepelen nell'attuale Albania. Si vantava di discendere da un'antica famiglia anatolica giunta in Albania al seguito dell'esercito ottomano nel XV secolo. In realtà discendeva da antenati locali che si erano convertiti all'Islam dopo l'occupazione turca.
A 24 anni sposò Emini, figlia del pasha di Delvino, Capelan la tigre, da cui ebbe due figli maschi, Velì e Mouctar.
Convinse il suocero ad entrare nell'impresa tentata dalla zarina Caterina II di sollevare i greci e contemporaneamente lo denunciò alla Sublime Porta sperando di ereditarne la carica e le ricchezze.
Nel 1788 ottenne il sangiaccato* di Giannina che sarebbe divenuta per più di trent'anni il suo quartier generale.
Al culmine della sua potenza, Ali pasha governava, assieme ai suoi figli, praticamente tutti i territori occidentali dell'impero ottomano e aveva creato uno stato semi-indipendente dal potere centrale, stabilendo proprie relazioni e rapporti diplomatici con le potenze occidentali. Gestì questo potere con il pugno di ferro, macchiandosi di delitti e atrocità d'ogni genere e ricorrendo ad ogni forma di intrigo e corruzione.
Nell'estate del 1819 tuttavia, suo figlio Veli, che governava la Tessaglia fu rimosso dalla Sublime Porta e relegato a Lepanto mentre contemporaneamente Ali Pasha veniva convocato a Costantinopoli per rispondere della sua condotta. Alì Pasha si rifiutò di rispondere alla convocazione ed anzi, nel febbraio del 1820 inviò a Costantinopoli tre sicari che tentarono senza successo di assassinare Pacho bey, il suo principale antagonista. Il sultano, Mahmud II, rispose emanando una fermanly (una sorta di scomunica), ratificata dal Gran Mufti e dichiarandolo decaduto da tutti i suoi incarichi e nominò Pacho bey pasha di Giannina e di Delvino a patto che le conquistasse affidandogli il comando della spedizione.
Nel mese di maggio, Alì Pasha, resosi conto che la guerra era ormai inevitabile, decise di cavalcare la tigre del nascente movimento indipendentista greco, chiamando a raccolta con un proclama sotto le sue bandiere i cristiani e presentandosi come il campione della lotta di liberazione dal giogo ottomano e promettendo di promulgare la Costituzione. Nello stesso tempo fece rapidamente realizzare una linea telegrafica tra Preveza, dove si attendeva lo sbarco ottomano, e la città di Giannina.
Alla fine di luglio la flotta ottomana salpò da Costantinopoli e non appena apparve al largo di Preveza l'intera Albania settentrionale si sollevò contro Alì e passò al sultano. Parga si arrese senza combattere, seguita da Arta. Omar bey Brioni, a cui Alì aveva affidato il comando del'esercito e che presidiava il passo del Pindo con 15.000 uomini, all'apparire dell'esercito del sultano, cambiò repentinamente bandiera.

Eugène Delacroix, Omar Brioni, XIX sec.
collocazione ignota
 
Al leone di Giannina rimanevano a questo punto ancora gli 8.000 uomini della guarnigione della capitale con 420 pezzi d'artiglieria, 72 mortai e un quantitativo di razzi Congreve di cui era stato rifornito dagli inglesi. Diede quindi seguito al piano che aveva preparato da tempo e fece incendiare la città (cfr. la casa del despota) per privare l'esercito nemico di una base dove acquartierarsi e rifornirsi asserragliandosi con le sue truppe nella fortezza.
Il 19 agosto Pacho bey entrava nella città distrutta e cingeva d'assedio la fortezza.
Agli inizi del 1821 Pacho bey, accusato di condurre l'assedio con scarsa determinazione, fu destituito dal comando e sostituito con Curschid Mehmet, Pasha di Morea, che raggiunse Giannina in marzo.
La rivolta greca, incoraggiata dallo stesso Alì, che stava nel frattempo infiammando i territori occidentali dell'impero lo costrinse tuttavia a distogliere truppe dall'assedio.
Nondimeno Curschid riuscì ad impossessarsi dell'isola in mezzo al lago ed a fortificarla. Investì il bastione Litharitza d'un violento e sanguinoso attacco che fu respinto dalle truppe di Alì che si mise personalmente alla loro testa.
Nell'autunno del 1821 la guarnigione di Alì, mal pagata, fu falcidiata dalle defezioni riducendosi a poco più di 500 soldati.
Il 13 novembre il bastione Litharitza fu consegnato al nemico dalla sua guarnigione. Da qui le artiglierie ottomane battevano la fortezza molto più da vicino.
Alla fine anche il napoletano Caretto, comandante delle artiglierie, legatissimo ad Alì a cui doveva la vita, disertò e abbandonò la fortezza.

Emil Jacobs, Alì Pasha e Kira Vassilika, olio su tela, cm. 158x182, 1842

Il 5 febbraio 1822 Alì, asserragliato in una torre all'interno della fortezza con una trentina di fedelissimi, si lasciò convincere dalla moglie Vassilika, una schiava cristiana che aveva sposato nel 1816, ad accettare le generose proposte di resa di Curschid ma non appena si arrese, questi lo fece giustiziare immediatamente ed inviò la sua testa a Costantinopoli.
Così moriva all'età di 82 anni il leone di Giannina.

Nel Conte di Montecristo (1846) di Alessandro Dumas, Alì Pashà viene tradito da un ufficiale francese - Fernand Mondego - che, dopo averlo venduto agli ottomani, venderà come schiave la moglie e la figlia Haydeè. Edmond Dantès aiuta la figlia del pashà a vendicarsi di Mondego.

* Il Sangiaccato (traslitterazione della parola turca sancak, che significa "distretto") era una suddivisione amministrativa dell'Impero Ottomano introdotta dal sultano Murad III (1574-1595) che cessò di esistere di fatto con le guerre balcaniche del 1912-1913 anche se fu formalmente abolito solo nel 1921.


La fortezza




Fatta costruire originariamente da Giustiniano nel 528, la gran parte della fortezza attuale risale alla dominazione ottomana, in particolare alla ristrutturazione voluta da Ali Pasha, governatore dell'Epiro tra il 1795 ed il 1822, ma al suo interno si trova qualche resto del periodo bizantino.





L'ingresso principale alla città murata (1). Ai lati della porta sono incassate due metope che raffigurano altrettanti leoni, emblema di Alì Pasha.



All'interno delle mura si trovano due acropoli.
In quella di nord-est, oggi dominata dalla moschea di Aslan Pasha (1618), si trovava la residenza dei governatori bizantini.

La moschea di Aslan Pasha

Nella seconda acropoli, a sud-est – chiamata anche Itch-Kale (fortezza interna) – si trova la Fethiye cami (1795) fatta costruire da Ali Pasha e accanto ad essa la tomba in cui è sepolto insieme alla moglie Emine (+1809) ed ad uno dei suoi figli. Qui fu anche ritrovata, durante i lavori di scavo della moschea, la tomba del despota Tommaso Preljubovic (1367-1384), all'interno della chiesa dedicata all'arcangelo Michele oggi definitivamente scomparsa.

Ingresso alla Itch-Kale

Fethiye cami (moschea della Vittoria)

 
La tomba di Alì Pasha


Nei pressi della moschea si trovano anche un edificio a pianta rettangolare che all'epoca di Alì Pasha era adibito a polveriera e le cucine che attualmente ospitano un bar.

La polveriera

Le cucine

Evidenze di epoca bizantina sono:
 
la cosiddetta torre di Boemondo nell'acropoli sudorientale (Itch Kale), l'unica superstite delle quattro fatte costruire dal principe normanno immediatamente dopo la conquista della città nel 1082**.
La torre fu poi incorporata nel complesso degli edifici del Serraglio fatto costruire al centro della cittadella da Alì Pasha dopo il 1789 e andato a fuoco nel 1870.

La torre di Boemondo


 la torre di Tommaso Preljubovic a destra dell'ingresso principale alla fortezza. Su di questa è infatti ancora leggibile una scritta in mattoni rossi che riporta il nome del despota

La torre di Tommaso Preljubovic (2)


nell'ingresso alla cittadella nordorientale si distinguono ampi tratti di muratura bizantina


Il bastione Litharitza


Fu fatto costruire sulla cima di una collina al centro della città da Alì Pasha agli inizi del XIX secolo. Eretto sulle rovine del castello di Boemondo costituiva un avamposto difensivo della fortezza principale. Al suo interno ospitava tre serragli, due appartenevano ai figli del Pasha ed il più bello a lui stesso. Durante l'ultima fase dell'assedio, la sua guarnigione si arrese consegnandolo al nemico.

La casa del despota



Si trova nella via Pindarou e naturalmente non fu mai residenza di alcun despota d'Epiro. E' però l'unica casa scampata all'incendio del 1820. Fu per diversi anni l'abitazione del metropolita di Giannina e rappresenta un esemplare unico dell'architettura locale ottomana.


I monasteri dell'isola

Sin dall'epoca del Despotato l'isola che sorge nel lago Pamvotis di fronte al promontorio occupato dalla città murata fu un centro monastico di primaria importanza. I monasteri più antichi sono quelli di S.Nicola Philantropenos e di S.Nicola Dilios o Strateghopoulos.

S.Nicola Philantropenos


Le parti del monastero a tutt'oggi preservate sono il katholicon, una parte delle celle ed il refettorio (trapeza) a sud est del katholicon. Il katholicon presenta oggi una pianta a tre navate sopravanzate da nartece, originariamente la chiesa era invece a navata unica voltata a botte, le due laterali, molto più basse della nave, sono infatti un'aggiunta più tarda.
La chiesa fu ritrutturata da Michele Philantropenos - oikonomos della metropolis di Giannina come si legge nell'iscrizione sopra l'ingresso alla nave -  nel 1291-1292 e fu successivamente ampliata e decorata con affreschi in tre fasi (1531-1532, 1542 e 1560).
Un'altra iscrizione nel nartece ne ricorda la morte nel 1341, epoca in cui era però divenuto egli stesso metropolita di Ioannina. L'iscrizione è accompagnata dai ritratti di cinque membri della famiglia del fondatore nell'atto di supplicare S.Nicola, tra questi Giorgio Philantropenos , protoasekretes di Giannina, morto nel 1357. Gli altri personaggi ritratti sono membri della famiglia del XVI secolo.


Sempre nel nartece, a sinistra dell'ingresso, da notare l'affresco che raffigura sette filosofi dell'antichità che, come asserito dall'iscrizione, proclamano la divina incarnazione e la venuta del Cristo.

Aristotele (particolare)

S.Nicola Dilios o Strateghopoulos


La chiesa deve il suo primo nome alla famiglia locale dei Dilios ed il suo secondo alla grande famiglia costantinopolitana degli Strathegopoulos che si stabilirono a Giannina nel 1204.  
La chiesa è a navata unica sopravanzata da nartece e con un abside semicircolare.


S.Panteleimon


Risale al XVII secolo e ospita attualmente il museo dedicato ad Alì Pasha.
Quando Alì Pasha si ritirò sull'isola si rifugiò in una delle celle di questo monastero dove venne ucciso da una scarica di fucileria tirata attraverso il pavimento della cella.
 
** Boemondo d'Altavilla, primogenito di Roberto il Guiscardo e futuro principe di Antiochia - il primo stato crociato d'Oltremare - nel corso della guerra normanno-bizantina (1080-1085) fu al comando del corpo di spedizione normanno sbarcato in Epiro, nel 1082, quando il padre dovette rientrare in Italia per fronteggiare la rivolta dei suoi feudatari innescata dalla discesa in Italia di Enrico IV.
Presa Giannina, vi stabilì il proprio quartier generale e vi fece costruire una nuova cittadella. La città fu tenuta dai normanni fino al 1085 quando, a seguito della morte del Guiscardo, si ritirarono in Italia. 



















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