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mercoledì 1 novembre 2017

La via Latina: introduzione e Torre dell'angelo

La via Latina: introduzione e Torre dell'angelo

La via Latina di epoca romana – edificata tra il 328 ed il 312 a.C. - insisteva su un tracciato già esistente in epoca protostorica. Iniziava da Porta Capena come la via Appia – da cui però si separava quasi subito giacchè all'altezza delle mura aureliane alle due strade corrispondevano due diverse porte (Porta Latina e Porta San Sebastiano) – e terminava, dopo un percorso di circa 200 km, a Capua.
Superato il passo dell'Algido, la strada saliva verso Grottaferrata mantenedosi lievemente a destra dell'odierna Anagnina. Passava quindi sotto al Tuscolo, poi oltrepassava i Colli Albani e riscendeva lungo le valli del Sacco e del Liri, lungo lo stesso percorso della ferrovia che va a Napoli via Cassino, e rasentava in pianura le città collinari degli Ernici (Anagni, Ferento, Frosinone, etc.). A Fregellae (l'odierna Pontecorvo) scavalcava il Liri e poi attraversava Aquino, di cui costituiva il Decumanum maximum, proseguiva per Cassino ed infine raggiungeva Capua.



Secondo alcuni il nome di via Latina sarebbe legato alla conclusione della Guerra Latina (340-338 a.C.), che determinò il controllo di Roma sul Lazio meridionale e la parte settentrionale della Campania. Secondo altra ipotesi deriverebbe invece dall'iniziale destinazione della strada al Mons Albanus, dove si celebravano le Feriae Latinae, feste religiose dedicate al Giove laziale.
In epoca altomedioevale la via fu ancora molto praticata, soprattutto per i pellegrinaggi. Al I miglio si trovavano infatti le catacombe dei SS.Gordiano ed Epimaco con una piccola basilica subdiale a loro dedicata, al II le catacombe di Aproniano con la chiesa di S.Eugenia e al III la basilica di S.Stefano protomartire, i cui resti sono ancora visibili.
I papi Adriano I (772-795) e Leone III (795-816) restaurarono le chiese cimiteriali e la basilica, risistemando la strada che ad esse conduceva. Successivamente il terremoto dell'801 e l'impaludamento delle campagne determinarono una drastica riduzione dei pellegrinaggi eccezion fatta per la basilica che mantenne una certa importanza fino al XIII secolo.


La Torre dell'angelo
Lasciatasi alle spalle la Porta Latina, all'altezza del I miglio (al civico 55, poco prima del ponte sulla ferrovia), si incontra un sepolcro rettangolare in laterizio del tipo a tempietto, databile al II sec. d.C., che è il più interessante tra i resti archeologici visibili in questo primo tratto di strada.
 
lato verso la strada
 
Sono visibili tre piani, il più basso dei quali è seminterrato. L'ingresso, al piano terra, è sul lato verso le mura, mentre il lato sulla strada era utilizzato scenograficamente: al piano superiore si apriva infatti una grande finestra arcuata, nella quale era probabilmente collocata la statua del defunto; ai lati sono ancora visibili due semicolonne, anch'esse in laterizio ma di colore rosso, sormontate da capitelli dorici. Le piattabande, la cornice e infine il timpano, sono anch'esse in laterizio.
Il piano terra, che prendeva luce dalle finestre a feritoia ancora visibili nel retro, presenta alle pareti le nicchie che accoglievano le olle cinerarie.

lato verso le mura
 
I soffitti del piano seminterrato e del piano terra sono costruiti con la tecnica della volta a botte con soffitto a cassettoni, mentre il piano superiore è coperto con un tetto a doppio spiovente.
La tomba è circondata da un recinto sacro le cui pareti sono adibite a colombario; il tutto era poi al centro di un vasto insieme di catacombe, i cui cunicoli furono distrutti per costruire la scarpata della ferrovia Roma-Pisa.

 
La scala esterna, che collega la base col piano superiore, fu costruita in un secondo tempo, come si deduce dalla qualità peggiore del mattone.
Nel XIII secolo il sepolcro fu trasformato in fortilizio a presidio della strada; a questo scopo il recinto sacro fu riadattato a scopi difensivi, mentre la tomba venne sopraelevata con una torretta. Per sostenere la torre fu necessario rinforzare la facciata verso la strada murando la grande finestra arcuata, e sul muro di chiusura fu probabilmente dipinto l'arcangelo Michele da cui derivò il nome di "torre dell'Angelo".
Un discutibile restauro realizzato nel 1966 ha però eliminato tutte le parti medievali, ed ha purtroppo alterato anche alcuni elementi architettonici originali della facciata.




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