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domenica 29 aprile 2012

chiesa di S.Maria Antiqua, Roma

chiesa di S.Maria Antiqua


E' ubicata alle spalle del tempio cosiddetto dei Càstori, di cui si vedono ancora le imponenti colonne risalenti al I secolo, che rappresenta il rifacimento di un primo tempio che era stato eretto nel 496 a.C. in ringraziamento all'aiuto prestato da Castore e Polluce ai romani contro i latini nella battaglia del lago Regillo.

Tempio dei Càstori

Qui sorgeva il palazzo dell'imperatore Domiziano (81-96), la Domus flavia augustana.
La chiesa, costituita da tre corpi principali, era in origine un complesso inserito nel foro romano. Un complesso che venne riutilizzato nel IV-V secolo, nell'ambito di un processo - che diverrà più accentuato a partire dal VI secolo - di cristianizzazione degli edifici del foro.
Dopo la definitiva sconfitta dei goti nella battaglia dei Monti Lattari (553) si assiste ad un incremento della  presenza bizantina a Roma, la quale aveva toccato il suo minimo storico come numero di abitanti (circa 16.000 contro il milione che aveva ai tempi dell'Impero).
Con l'arrivo dei bizantini il foro viene a ripopolarsi; scavi di qualche anno fa sono la testimonianza che in questo periodo il foro viene utilizzato come residenza da un ceto medio alto.

La chiesa di Santa Maria Antiqua è il primo edificio cristiano del Foro, il nome "Antiqua" deriva probabilmente dall'edificio precedente - menzionato da papa Adriano I (772-795) - poteva essere una Diaconìa, con funzioni di assistenza.
Nell'anno 847 subisce i danneggiamenti di un terremoto. La data è certa perché viene riportata nel Liber pontificalis. Con il terremoto, crollarono le strutture della Domus imperiale, dall'alto sopra la chiesa, che rimase imprigionata tra le macerie.
Papa Leone IV (847-855) decise di chiuderla e di trasportare il culto in un'altra chiesa, che venne costruita ex novo e che prese il nome di Santa Maria Nova (l'attuale Santa Francesca Romana). Ciò ha creato molti ostacoli al ritrovamento di Santa Maria Antiqua, che rimase sigillata sotto le macerie per più di 1000 anni, perché nella letteratura storica antica si è fatto spesso confusione e si andava a cercarla sotto Santa Maria Nova, pensando che questa fosse una riedificazione della chiesa e non una fondazione ex novo.

Appena si accede all'area archeologica specifica, si possono notare alcuni resti di affreschi murali sulle pareti a cielo aperto dove, dopo che Santa Maria Antiqua era caduta nell'oblio, era stata creata la cappella di Sant'Antonio, tra il X e l' XI secolo (era più alta rispetto al piano del calpestio perché sotto c'erano le macerie di Santa Maria Antiqua).
Vi sono anche, in questa zona, resti ritrovati in loco, alcuni dei quali mostrano una decorazione molto interessante.
Nel 1617 sopra le macerie di Santa Maria Antiqua, dove si vedono oggi gli archi di scarico, venne costruita un'altra chiesa, Santa Maria Liberatrice, che veniva a trovarsi ad un livello che eguagliava quello delle colonne del tempio dei Castori. La chiesa sorgeva nell'area dell'oratorio dei Quaranta Martiri ed era retta da monache; nel 1702, durante gli scavi eseguiti nel giardino della chiesa, venne ritrovata la parete di fondo dell'edificio sottostante (S.Maria Antiqua), quindi ci si era accorti che c'era qualcosa ad un livello inferiore, ma mancando i fondi per scavare, venne ricoperto tutto.
Nel 1900 il ricercatore Giacomo Boni scopre Santa Maria Antiqua. Trova una lastra marmorea con la dedicazione proprio a Santa Maria Antiqua; viene demolita la chiesa di Santa Maria Liberatrice.
A causa del terremoto, tutto si era fermato all'847 d.C., permettendo di ritrovare tutta la decorazione pittorica.



Passato l'ingresso, si entra in un vestibolo, avanzo di antico portico comunicante a sinistra con la rampa che sale al Palatino (L), quindi si penetra nell'atrio (A); segue il nartece, quindi l'aula a tre navate, divise da due eleganti colonne di granito bigio per parte. Segue il presbiterio (B), circoscritto al muro dell'abside; a destra e a sinistra di questo, si trovano due cappelle, in corrispondenza di ciascuna delle navate laterali (D,E).
L'atrio occupa il posto del peristilio di un edificio del tempo di Caligola, ornato da un grande bacino (piscina), di cui si vede il prolungamento a destra fino nell'aula.
Volgendo a sinistra, si trova quasi subito un frammento delle pitture che decoravano il muro; vi sono rappresentate S. Agnese, S. Cecilia e una terza santa che non si riesce a identificare. Sulla lunga muraglia di sinistra, oltre a tracce di pitture svanite, si legge il nome del committente, l'abate Leone. In una nicchia semicircolare era dipinto S. Erasmo e subito dopo, in un'altra, è la testa barbata di S. Abbaciro.

S.Abbaciro

Nel muro destro dell'atrio, compaiono resti appena visibili di pitture; soltanto presso l'angolo verso l'ingresso si può vedere Cristo tra due angeli e il donatore. Segue un personaggio dal nimbo quadrato (e cioè ancora in vita quando fu eseguita la pittura) presentato a Maria seduta tra due pontefici. E' il ritratto del papa committente: forse Stefano II (752-757) o Adriano I (772-795); a ogni modo le pitture appartengono alla seconda metà dell'VIII secolo.



Dall'atrio, attraverso il breve nartece, si passa nell'aula. La navata mediana (F) era quasi interamente divisa da un recinto rettangolare, di cui si vede ancora la parte inferiore della balaustrata. Era la schola cantorum-solea, riservata al clero minore.
Verso il centro, un poco a sinistra, era 1'ambone, di cui resta (ora nella navata sinistra) la piattaforma ottagonale che reca alle due estremità la scritta in greco, ripetuta in latino: Giovanni servo della Madre di Dio (papa Giovanni VII).

La navata sinistra (G), che comunica con l'atrio per una porta presso la quale è deposto un sarcofago pagano ornato di maschere, è decorata da tre serie di pitture, che coprivano i due muri d'angolo tra le porte e tutta la superficie del muro fino al presbiterio.

navata di sinistra

Le due serie superiori rappresentavano scene testamentarie, quella inferiore Santi ai lati del Salvatore.


Al di sotto è un drappeggio dipinto. Fra le scene dell'Antico Testamento sono riconoscibili il sogno di Giacobbe, la lotta di Giacobbe con l'angelo, le storie di Giuseppe, fra le quali: Giuseppe estratto dalla cisterna e venduto dai fratelli a un mercante amalecita, Giuseppe e la moglie di Putifarre, Giuseppe condotto in prigione, ecc.; ciascun soggetto ha una didascalia in latino.


Nel registro inferiore, al centro, Cristo con nimbo cruciforme è seduto sopra una cattedra coperta di porpora, in atto di benedire con la destra, mentre con la sinistra tiene un libro.
Ai lati, santi in ricchi costumi bizantini; quelli a destra del Salvatore appartenenti alla
Chiesa di Occidente, quelli a sinistra alla Chiesa di Oriente. I nomi, scritti in greco, sono dipinti in bianco verticalmente fra ciascun santo. Questi affreschi sono riferibile al pontificato di Paolo I (757-767).

Traversando il nartece si passa nella navata destra (H), che aveva anch'essa il muro coperto da pitture delle quali resta solo qualche frammento.

Le Tre Madri

In una nicchia, si trova la famosa immagine delle Tre Madri: Maria è raffigurata seduta con in grembo il Bambino dentro una mandorla; ai fianchi di Maria si tengono in piedi S. Anna con in braccio Maria bambina, e S. Elisabetta con in braccio S. Giovannino. E' la prima attestazione a Roma del culto ai parenti di Maria.

All'ingresso del presbiterio, su un muro che forma il prolungamento della schola cantorum, rimangono in parte due scene bibliche dipinte: a destra, il re Ezechia disteso sul letto di morte e il profeta Isaia in atto di annunziare; David e Golia già caduto. Sul pilastro, che forma l'ingresso da questo lato alla schola cantorum, è un gruppo, in gran parte sparito, che rappresentava Salomone, la madre dei Maccabei (così detti solo dal libro dell'Antico testamento in cui sono nominati), con i 7 figli ed Eleazaro, loro precettore.

Salomone ed Eleazaro attorniati dai fratelli Maccabei

Le figure qui non sono allineate in posizione frontale, ma in gruppi, alcuni davanti, altri dietro la figura centrale della madre dei Maccabei, dando l’impressione dello spazio intorno ad essa. L'affresco viene fatto risalire alla ridecorazione della chiesa avvenuta durante il pontificato di Martino I (649-653).
Sul pilastro opposto, a sinistra, nell'angolo della navata mediana, l'Annunciazione e, a lato di questa, S. Demetrio.

Annunciazione

Nel lato opposto dello stesso pilastro, Cristo tra la Vergine e il Battista (Deesis)
Sul pilastro occidentale (di fronte a questo) si trova attualmente collocata invece l'Annunciazione dipinta sopra la precedente durante il pontificato di Giovanni VII (705-707)

Annunciazione (epoca di Giovanni VII)

 
Il bema (B) ha il pavimento in opus alexandrinum, a rosoni e disegni geometrici che posa su un pavimento più antico in opus spicatum di età imperiale.


Questo disegno di W. De Gruneisen ricostruisce idealmente (e sulla base di ciò che era possibile vedere nel 1904) la parete presbiteriale. In realtà, non tutto quello che si vede su questo disegno è accettabile. Per qualche motivo sconosciuto, De Gruneisen ha sostituito il perizoma di Cristo col "colobium", che invece caratterizza un altro noto dipinto di S. Maria Antiqua, di epoca leggermente posteriore (sotto papa Zaccaria, 741-52), ed ha "inventato", evidentemente come sua personalissima ipotesi ricostruttiva, la fascia centrale con la teoria degli agnelli. Al di là di questo però, il disegno risulta fedele.


Nell'abside, si riconosce Cristo in croce, col nimbo crucigero; ai lati, cherubini e angeli adoranti; al disotto, in lettere bianche su fondo rosso, passi biblici relativi alla Passione. Ancora più sotto, gruppi di uomini e di donne adorano la croce.

Nel catino absidale era rappresentato Cristo benedicente, con il libro dei Vangeli sulla sinistra: da ciascun lato, le teste alate dei quattro simboli degli Evangelisti. Alla destra di Cristo, la Vergine presenta Paolo I (committente delle pitture dell'ultimo strato ) col nimbo quadrato e l'iscrizione: Sanctissimus pp. romanus.

 
Sui muri del presbiterio, ai lati del catino absidale - erano raffigurati quattro papi - a sinistra Giovanni VII e Leone I, a destra un papa del quale non si conosce il nome (Agatone?) e Martino I – e quattro Padri della Chiesa - a sinistra Sant’ Agostino e una figura distrutta, a destra San Gregorio Nazianzeno e San Basilio - che tengono un rotolo contenente una parte delle loro opere citata negli atti del concilio del Laterano (649) nel quale si condannò il monotelismo.

Sotto si leggeva l'iscrizione: sanctae Dei [genitrici] sem [pergue] virgini Mariae.

La parete palinsesto
Viene così definita la parete alla destra dell'abside, perchè presenta ben sette strati di intonaco sovrapposti e riferibili ad epoche diverse.

 

Terzo strato. La prima rappresentazione, databile tra il 530 e il 550, è quella della Madonna Regina in trono, con Bambino, adorna di gemme, così come il trono.
Oggi rimane visibile solo un angelo, a destra, ma originariamente doveva essercene un secondo, sulla sinistra della Madonna, poichè si ritiene che la parete continuasse dritta, e che quindi l'abside non ci fosse. Esso venne ricavato dallo spessore del muro romano dopo il 550 d.C. Questo gruppo, la cui datazione è stata fatta risalire addirittura al 530, deve essere in ogni caso anteriore alla trasformazione in chiesa dell’antico corpo di guardia del palazzo imperiale, giacché fu mutilato quando, presumibilmente nel 576 o poco dopo, al posto della piccola nicchia preesistente fu costruita la grande abside della chiesa attuale (Krautheimer). Il complesso infatti intorno alla metà del VI secolo doveva essere diventato residenza di un corpo di guardia a protezione della rampa che conduceva ai palazzi in cima al colle, sede del governatore bizantino. La sala, come si addiceva al viceré dell’imperatore cristiano, era decorata con pitture murali di soggetto sacro che si richiamavano i mosaici giustinianei nella cosiddetta porta di Bronzo (καλκη), ossia nel corpo di guardia del palazzo imperiale di Costantinopoli. La Madonna è abbigliata come una basilissa greca. Ad una tunica interna ne è sovrapposta una seconda con larghe maniche ed infine una dalmatica di porpora con una larga stola (il loros) riccamente ornata. Sul capo una corona tempestata di perle. Si tratta dello stesso abbigliamento portato dall’imperatrice Teodora nel mosaico di S.Vitale.
Nella mano sinistra la Regina regge la mappula, una specie di fazzoletto da tasca usato dai nobili romani in certi costumi di gala. E' molto probabile che all'epoca in cui fu dipinta, vi fosse una decorazione marmorea poichè si possono vedere ancora i tubuli fittili, cioè dei travetti in terracotta atti a sostenerla.
 

 
Evidenziazione del terzo strato


Sesto strato. La chiesa fu parzialmente ridecorata in molte sue parti nella seconda metà del VII secolo sotto il pontificato del papa Martino I (649-653). Ne troviamo una testimonianza nella parte più bassa della parete palinsesto, dove si vedono S.Giovanni Crisostomo e S.Basilio recanti un cartiglio con un'iscrizione latina, riferita al Concilio Lateranense del 649, data importante poichè - con questo Concilio - papa Martino I volle sancire la duplice natura, umana e divina, di Cristo in aperto contrasto con l'imperatore Costante II (641-668) e la Chiesa d'Oriente che sostenevano invece la posizione monotelita.
 

 
S.Giovanni Crisostomo (a ds.) e S.Basilio (a sn.)

Settimo strato. Consiste nei frammenti dell'ultima fase pittorica durante il pontificato di Giovanni VII (705-707). E' conservato un piccolo frammento con la testa di un padre della chiesa (S.Gregorio Magno?) vicino ai frammenti degli strati 3 e 4. Nella parte alta delle due pareti laterali dell'abside e nella grande lunetta soprastante risulta l'unico strato dipinto. Sembra che tutti gli strati precedenti siano stati rimossi prima dell'esecuzione. Il ciclo di Giovanni VII rimase l'ultima decorazione della parete absidale e delle pareti laterali del presbiterio. Solamente l'abside stessa fu ridipinta per un'ultima volta ai tempi di Paolo I (757-767).

testa di un padre della chiesa (S.Gregorio Magno?)

L'angelo bello.  All'estrema destra della parete palinsesto, si trova il cosiddetto angelo bello o pompeiano, perchè sembra appartenere ad un medioevo diverso, poco noto all'iconografia cui l'Occidente è abituato.
 

Parte di un'Annunciazione, era considerato coevo alla decorazione di papa Giovanni VII e quindi alla testa di cui sopra. La stratigrafia lo colloca invece in un quarto strato, antecedente a questa ed anche a quella di papa Martino I, e databile alla prima metà del VII secolo.

a sinistra, il viso di Maria appartenente all'Annunciazione della prima metà del VII secolo

Cappella di Teodoto (D). Alla sinistra del presbiterio. Teodoto era un altissimo funzionario della curia romana. Nella nicchia di fondo è dipinta una Crocefissione
 


 
Crocefissione
 
Cristo è raffigurato vestito e con i piedi non sovrapposti. La resa tiene conto tanto della tradizione bizantina (frontalità, gerarchia delle proporzioni, simmetria) quanto - e soprattutto - di un nuovo linguaggio più accessibile al popolo, evidente in certi dettagli realistici: i paletti conficcati alla base della croce per puntellarla, il terreno su cui Maria e Giovanni poggiano, il dinamismo dei due soldati romani (Longino con la lancia del Destino e l'altro, con la spugna bagnata d'aceto). Il Cristo veste il colobium, la tunica smanicata usata dai primi monaci (2).
Sotto la nicchia, frammento di Madonna col Bambino seduta tra i Ss. Pietro, Giulitta, Paolo e Quirico (questi fu ucciso all'età di soli tre anni mentre piangeva per le torture inflitte alla madre Giulitta).
 





All'angolo sinistro, il papa Zaccaria, ancora vivente, come dimostra il nimbo quadrato; all'angolo di destra un personaggio offre la chiesa da lui fatta restaurare e decorare. Un'iscrizione indica essere egli Theodotus (*), primicerio degli avvocati e amministratore della diaconia della Birgo Maria qui appellatur antiqua. Devoto dei Ss. Quirico e Giulitta, egli fece restaurare questa cappella ai tempi di papa Zaccaria (741-752) e vi fece dipingere le storie dei due santi.
particolare della figura di Teodoto in una fotografia che riproduce l'iscrizione oggi scomparsa

Infatti sul muro di sinistra entrando comincia la passione di S.Giulitta e di S.Quirico, martirizzati a Tarso di Cilìcia.
La serie dei riquadri continua sulle altre pareti della cappella; nella parete a destra è Theodotus in piedi, con un cero in ciascuna mano, che presenta a Maria un fanciullo, mentre una donna presenta una fanciulla: sono Teodoto e sua moglie che pongono i loro figli sotto la protezione della Madonna, della quale hanno decorato la chiesa.
Nel quadro a sinistra dell'ingresso è Teodoto che implora la protezione dei due santi reggenti la croce e la corona, emblemi del loro martirio. A destra è notevole il quadro con 4 santi, martiri ignoti, sopra il quale un'iscrizione dice che i loro nomi sono noti al Signore (sancti quorum nomina Deus seit).

(*) Secondo alcuni autori andrebbe identificato con il Teodoto indicato dal Liber pontificalis come zio e padre adottivo di papa Adriano I (772-795). Questi avrebbe rivestito la carica di primicerius notariorum durante il pontificato di papa Zaccaria (741-752).
Cappella dei santi medici (E). A destra del presbiterio. Era decorata con figure di santi oggi in pessimo stato, nella nicchia di fondo sono raffigurati cinque santi medici tra cui si riconoscono Cosma (il primo da sinistra), Damiano e Abbaciro. 


In questa cappella, che fu decorata sotto il pontificato di Giovanni VIII, veniva praticata l' "incubatio": i malati vi passavano la notte pregando, attendendo la guarigione. I santi medici sono ritratti anche nella parete di destra al di sopra del velum.

 


Note:
 
(1) L’inusuale rappresentazione della Crocefissione nell’arco absidale, luogo di solito deputato all’adorazione dell’agnello, ha fornito lo spunto ad alcuni commentatori per sottolineare l'ambiguità pragmatica del programma iconografico voluto da papa Giovanni VII. La Crocefissione sarebbe una trasposizione dell'Adorazione dell'Agnello motivata dal canone 82 del concilio Quinisesto (692), che vietava la rappresentazione di Cristo sotto la forma di agnello. Papa Giovanni VII dunque, pur non prendendo una posizione ferma circa gli atti del concilio del 692, che di fatto sanciva la fine del primato romano sugli altri patriarcati e non poteva certamente essere gradito al papa, mostrava di aderire comunque ad uno dei suoi canoni che interdiva le raffigurazioni di adorazione dell’agnello nelle chiese. Al di sotto della Crocefissione, lo stesso papa si fece ritrarre però insieme a Martino I, il papa che fu rapito, deportato e processato a Costantinopoli per volere di Costante II con l'accusa di aver appoggiato la rivolta contro l'esarca Olimpio, ma in realtà per la sua decisa opposizione alla politica religiosa dell'imperatore favorevole al monotelismo, e ad Agatone (678-681), che fu papa durante il VI sinodo ecumenico che vide la vittoria delle posizioni romane contro il monotelismo e il ritorno della concordia tra Roma e Costantinopoli.
Nordhagen (The frescoes of John VII a.D. 705-707, in S. Maria Antiqua in Rome, Roma 1968) suggerisce che in questo modo papa Giovanni VII intendesse comunicare contemporaneamente in maniera diversa sia al clero romano che alla corte imperiale: alla corte imperiale l'adesione al concilio Quinisesto con l’abbandono delle raffigurazioni dell’agnello nelle chiese (canone 82); al clero romano il rifiuto dello stesso Quinisesto, laddove (canone 36) questo cancellava il primato della Chiesa romana, facendosi raffigurare insieme a papa Martino I, perseguitato da Costante II per aver voluto ribadire questo primato. Sul concilio Quinisesto vedi anche la nota 1 della scheda Le colonne del ciborio della basilica di S.Marco.

(2) Una analoga raffigurazione del Cristo vestito dal colobium e con i piedi non sovrapposti ricorre a Roma anche nella Crocefissione (VIII-IX sec) dell' Oratorio del Santissimo Salvatore al Celio. 


























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