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lunedì 5 dicembre 2011

Ippodromo

L'Ippodromo di Costantinopoli

 
La costruzione dell'Ippodromo fu iniziata da Settimio Severo e completata da Costantino in tempo per l'inaugurazione ufficiale della città (11 maggio 330).
Nella sua versione definitiva, che risale sostanzialmente all’età di Costantino, l’ippodromo era una struttura architettonica a pianta regolare stretta ed allungata, di circa 450 metri per 123,50, orientata Nord-Est, Sud-Ovest, provvista lungo il perimetro interno, tranne sul lato d’entrata, di ampie gradinate che scendevano fino ad una canaletta d’acqua, punto di divisione fra i posti a sedere e l’arena.


Oltre a varie porte di accesso lungo tutto il perimetro, l’entrata principale era data dal lato minore a Nord-Est, che comprendeva dodici porte con relativi postamenti o ridotti di partenza e di arrivo dei cocchi, cioè i carceres (mangani), i quali si disponevano secondo una leggera curvatura e proprio tra la sesta e la settima porta, in posizione centrale si innalzava una torre di metri 22,76, senz’altro il punto più alto di tutto l’ippodromo, su cui erano sistemati i cavalli dorati poi trafugati dai veneziani.
L'estremità opposta era formata dalla curva (sphendonè=fionda) che riposava su possenti sostruzioni necessarie a compensare il declivio del terreno e che oggi rappresentano tutto ciò che resta dell'ippodromo.


La pista era divisa in due dalla spina (euripos) lungo la quale si alzavano alcune colonne onorifiche, tre delle quali ancora visibili:

Obelisco di Thutmosi III (Obelisco di Teodosio, Dikilitas Sutun=pietra diritta): eretto nella spina dell'Ippodromo intorno al 390 da Teodosio I (379-395) che è raffigurato nelle scene scolpite nel basamento marmoreo. L'obelisco proviene da Karnak e risale al XV sec. a.C., non poggia direttamente sul basamento marmoreo ma su quattro cubi di bronzo che ne distribuiscono il peso.



lato nord:
L'imperatore presenzia all'erezione dell'obelisco.

Teodosio è raffigurato seduto nella stama, la piattaforma con portico a pi greco, che concludeva il kathisma, una struttura a più piani che raccordava l'ippodromo al palazzo imperiale. E' fiancheggiato da due dignitari in clamide e alle spalle ha una guardia ed un altro personaggio in toga.
Il capitello di destra della loggia mostra il monogramma con il chi ro, unico simbolo cristiano presente su tutto il monumento. Chiaramente visibile è anche il canale destinato ad alimentare la fontana che era stata posta alla base dell'obelisco.

 lato est:
l'imperatore è raffigurato mentre porge la corona della vittoria al vincitore della corsa, incorniciato tra arcate e colonne corinzie, mentre gli spettatori assistono alla cerimonia allietati da musici e danzatori.
L'imperatore è fiancheggiato da due fanciulli, alle sue spalle tre guardie e un personaggio dalla grande testa calva.
Le archeggiature in alto sullo sfondo rappresentano forse il portico che coronava le gradinate dell'ippodromo.
L'identificazione dei due fanciulli è incerta: forse Onorio e Graziano, ultimogenito dell'imperatore, oppure il nipote Eucherio, figlio di Stilicone.


 lato sud:
Teodosio I, al centro, Valentiniano II a destra e i figli Arcadio e Onorio a sinistra assistono a una gara all'ippodromo (esempio di 'prospettiva gerarchica', la corte imperiale è raffigurata in proporzioni superiori a quelle delle figure che pure dovrebbero essere in primo piano). La volta che appare in basso al di sotto della gradinata con i due personaggi in piedi raffigura forse il passaggio che collegava la stama al kathisma.

 lato ovest:
i nemici sconfitti si prostrano davanti all'imperatore ed alla corte. Al di sotto della tribuna imperiale, su questo lato, entro una tabula ansata, un'inscrizione greca, replicata in latino entro una analoga tabula sul lato opposto: "Solo l'imperatore Teodosio osò innalzare questo pilastro quadrangolare, peso che sempre giaceva per terra; fece ricorso a Proclo (1) e l'enorme pilastro fu messo ritto in trentadue giorni".
La guardia imperiale porta al collo il maniakion (cfr. il mosaico di S.Vitale e l'Arco di Galerio)

(1) Proclo fu prefetto della città dal 389 al 392, quando fu deposto e successivamente decapitato. Il suo nome fu in un primo tempo eraso dall'inscrizione ed in seguito, dopo la sua riabilitazione, reinciso.


Obelisco di Costantino VII (Colonna murata, Orme Sutun)


Fu fatto erigere sulla spina dell'Ippodromo probabilmente dall'imperatore Costanzo II (337-361), in sostituzione di quello previsto da Costantino il grande e dirottato invece al Circo Massimo di Roma e oggi in piazza del Laterano. Costantino VII  (913-959)  a cui viene erroneamente attribuito lo fece restaurare e rivestire da bassorilievi in bronzo che narravano le imprese di Basilio I, capostipite della dinastia macedone, che furono asportati durante l'occupazione latina probabilmente per essere fusi.


Colonna serpentina (Yilann Sutun): asportata dal tempio di Apollo a Delfi e qui collocata da Costantino il Grande, è formata dai corpi bronzei di tre serpenti attorcigliati che originariamente sostenevano un tripode d'oro.

Le teste dei serpenti furono tagliate nel XVIII sec. da un polacco ubriaco addetto all'ambasciata (secondo una versione riportata in E.Gibbon, Declino e caduta dell' impero romano, Mondadori, Milano 1990, p.494, fu invece lo stesso Mehemet II a fracassare con una mazza ferrata la mandibola di uno dei serpenti).
Una delle teste è attualmente conservata nel museo archeologico.



Statue dell'auriga Porfirio

Sulla spina trovavano poi posto sette statue fatte erigere durante il regno dell' imperatore Anastasio I (491-518) in onore dell'auriga Porfirio. Due basamenti di queste sono oggi conservati nel Museo archeologico di Istanbul.


 Le statue che si trovavano sopra di essi furono fatte erigere una dalla fazione dei Verdi e l'altra da quella degli Azzurri (l'auriga corse infatti per entrambe), ad un anno di distanza l'una dall'altra.
Porfirio è raffigurato nei bassorilievi in tenuta da auriga sulla sua quadriga mentre tiene una corona di alloro o un ramo di palma nella destra e le redini nella sinistra. L'imperatore è raffigurato nel kathisma mentre osserva le corse ed i membri delle fazioni mentre danzano e suonano il flauto per celebrare la vittoria. Sono raffigurate anche la Nike, con in mano una cornucopia e la Tyche della città di Nicomedia – nel cui ippodromo l'auriga ottenne probabilmente altre vittorie.

Porfirio raffigurato alla guida della sua quadriga con la corona d'alloro nella destra. Sopra di lui la personificazione della Nike. Agli angoli del basamento quattro vittorie alate disposte a guisa di cariatidi.

Le iscrizioni presenti sui basamenti lodano le vittorie dell'auriga e celebrano anche i nomi dei suoi cavalli. Le statue in bronzo di Porfirio furono probabilmente fuse durante il sacco crociato del 1204.

Ricostruzione virtuale. Particolare della spina dell'ippodromo che mostra le statue erette in onore degli aurighi
 
Molte altre statue adornavano l'Ippodromo, quelle in bronzo furono però in gran parte abbattute e fuse durante il sacco crociato del 1204.

Il cavallo libero (achálinos híppos) di Lisippo.
Realizzato da Lisippo per la città di Sicione era stato in un primo tempo trasportato a Roma e quindi – probabilmente insieme ad altre statue nel 325 sotto il consolato di Amnio Anicio Giuliano – venne trasferito a Costantinopoli e collocato accanto al khatisma.
Michele Psello (XI sec.) così lo descrive in un epigramma ad esso dedicato (Per il cavallo bronzeo, quello dell'Ippodromo, che tiene la zampa sollevata, Antologia greca, 3, 267): questo bronzeo Cavallo che vedi, respirante davvero, e presto sbufferà dalle froge, e sollevando questa zampa anteriore ti colpirà con un calcio, se gli passi vicino. Si appresta a correre: férmati, non accostarti, piuttosto fuggi per non prenderti quel che si è detto.
Niceta Coniata, che fu testimone oculare del sacco crociato, lo ricorda nel suo catalogo delle statue trafugate o distrutte durante la spoliazione della città (De Segnis costantinopolitanis) come il Cavallo senza briglie, che rizzava le orecchie e fremeva, avanzando maestoso e docile.
 
Una sua riproduzione – in cui la giovane età del modello (un puledro) si deduce dalla grandezza della testa rispetto al corpo - si trova in un impianto per scommesse anteriore al 524 (anno in cui Giustiniano proibì il gioco d'azzardo) ritrovato nei pressi dell'Ippodromo e oggi conservato nel Museum für Byzantinische Kunst di Berlino.

















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