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sabato 19 novembre 2011

Hagia Eirene, Costantinopoli

Hagia Eirene


  Fu fondata in epoca costantiniana ed è la prima chiesa costruita a Costantinopoli.
Completamente ricostruita da Giustiniano dopo l'incendio appiccatole durante la rivolta di Nika (532), ha l'aspetto di una basilica a cupola, forma di transizione tra la pianta basilicale e quella a croce greca inscritta.
Le navate laterali sono separate da quella principale da due file di cinque colonne e quattro possenti pilastri su cui s'imposta la cupola fenestrata. Un'altra cupola, ellittica e più bassa, si trova tra questa ed il nartece sormontato da tre volte.
L'abside è provvisto di un synthronon attraversato da un corridoio che consente di spostarsi da un lato all'altro della chiesa senza passare dinanzi all'altare.


Nel catino absidale è raffigurata a mosaico una grande croce che poggia su un piedistallo di quattro gradini. Venne fatta realizzare dal Leone III o da suo figlio Costantino V nell'ambito dei restauri intrapresi a seguito del grave terremoto del 740. E' uno dei pochissimi esempi rimasti di decorazione del periodo iconoclasta.
Le due arcate laterali che si aprono sulle gallerie sono ampiamente fenestrate. In una camera che si trova in fondo alla galleria di destra si nota un affresco raffigurante due santi i cui volti sono stati sfigurati.
La chiesa è sopravanzata da un atrio che, pur fortemente rimaneggiato in epoca ottomana, rappresenta l'unico esempio superstite a Costantinopoli di una struttura di tal genere. Le mura esterne sono sicuramente di epoca bizantina.

Dopo la conquista la chiesa fu incorporata nel primo cortile del Serraglio, assegnato ai giannizzeri che l'adibirono ad arsenale. A destra della chiesa si vede ancora il tronco del cosiddetto "platano dei giannizzeri", all'ombra del quale la tradizione vuole che preparassero il rancio e ordissero le loro congiure.

Nell'atrio della chiesa è conservato un sarcofago in porfido che, secondo alcuni studiosi, potrebbe essere quello di Costantino il grande.



Nel suo catalogo delle antiche sculture in porfido pubblicato nel 1932, Delbrueck include questo sarcofago ritrovato nell'atrio della chiesa di Hagia Eirene. Delbrueck notò la presenza di fori praticabili nel coperchio e nella facce laterali e attraverso la loro mappatura dimostrò che una croce di metallo adornava un tempo un lato del coperchio mentre su una faccia laterale si trovavano due cerchi concentrici.
Secondo Delbrueck questo tipo di decorazione non poteva appartenere che al sarcofago di Costantino.
Niceta Coniata descrive la splendida copertura “intrecciata d'oro” del sarcofago di Costantino e aggiunge che fu l'unico ornamento che Alessio III Angelo (1195-1203) fece risparmiare quando nel 1197 ordinò la spoliazione degli ornamenti dei sarcofagi imperiali.
Sul lato nord del coperchio, la mappatura dei fori mostra che era stata inserita una croce di tipo patriarcale, che compare nell'arte bizantina solo ai primi dell'VIII secolo, probabilmente aggiunta al sarcofago in epoca successiva. La disposizione dei due cerchi concentrici di fori sul fianco sud, suggerisce invece la figura di un disco raggiato a tredici punte come simbolo del sole. C'è inoltre la possibilità che la posizione attuale del coperchio sia rovesciata rispetto a quella originaria e che quindi le decorazioni si trovassero entrambe dalla stessa parte.
Sul lato corto del sarcofago è scolpita una croce ansata che deriva dall'ankh egiziano, simbolo della vita ed anche questa fusione di simboli cristiani e pagani sembra ben adattarsi alla figura di Costantino. Il simbolo scolpito corrisponde inoltre quasi perfettamente alla descrizione data da Eusebio del labaro di Costantino, che aveva una croce sormontata da un cerchio (una corona) al cui interno era inscritto il monogramma di Cristo (chi-ro).
A rafforzare la datazione del sarcofago, un simbolo del tutto analogo si ritrova anche in un altro sarcofago della metà del IV secolo proveniente dalle catacombe romane di Domitilla, al centro di una composizione che raffigura il processo a Cristo ed in cui il riferimento alla sua crocefissione-resurrezione è reso evidente dalla presenza dei due soldati addormentati ai piedi della croce.

Sarcofago delle catacombe di Domitilla (particolare), metà IV secolo, Museo Pio Clementino, Roma




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